letteratura amalgama 9

Soleo L, Elia G, Apostoli P, Vimercati L, Pesola G, Gagliardi T, Schiavulli N, Drago I, Lasorsa G, Russo A, "L'influenza delle otturazioni di mercurio sulle escrezioni urinarie di mercurio in individui della Puglia", Dipartimento di Medicina Interna e del Lavoro, Università di Bari, G Ital Med Lav Ergon, apr-giugno 1998; 20(2):75-81 

 

ABSTRACT (Dipartimento di Medicina Interna e del Lavoro, Universita di Bari)

Lo scopo di questo studio è stato di valutare l'effetto delle amalgame dentali e della alimentazione sull'escrezione di mercurio urinario (U-Hg). Sono stati presi in considerazione 98 individui (50 uomini e 48 donne) non esposti al mercurio inorganico, né per ragioni professionali né ambientali, con residenza nelle provincie costiere ed interne della Puglia. A tutti gli individui è stato sottoposto un questionario per raccogliere informazioni relative allo stile di vita, storia medica e attività professionale. La valutazione delle otturazioni di amalgama riguardava il loro numero ed aree superficiali. Il mercurio nelle urine è stato misurato con la tecnica di assorbimento atomico. La media aritmetica di U-Hg è risultata 1.03 microgrammi/ g creatinina (range 0.30-3.25). Analisi con multipla regressione lineare ha mostrato che, delle numerose variabili indipendenti testate (amalgame dentali, età, indice di peso corporeo, consumo di tonno, pesce persico, pescespada, etc.), solo il numero di otturazioni di amalgama (T=5.25; p=0.025) era correlato significativamente all'escrezione di mercurio nelle urine. In conclusione, i risultati di questo studio confermano il ruolo primario delle otturazioni di mercurio nell'influenzare l'escrezione urinaria di mercurio in quegli individui che non sono professionalmente esposti al mercurio inorganico. I risultanti livelli di mercurio sono senza dubbio rappresentativi quali valori di riferimento della popolazione della Puglia.

 

 

 

 

 

Soremark R, Wing K, Olsson K & Goldin J, "Penetrazione di ioni metallici dalle otturazioni ai denti", J Pros Dent 20(6):531-539 (1968)

ABSTRACT
Il flusso di ioni metallici dalle otturazioni metalliche e la loro penetrazione dentro i tessuti dentali è stato studiato con l’uso di attivazione termale neutronica, seguita da analisi spettrometrica a raggi gamma, microanalisi a emissione laser spectroscopica e studi auto-radiografici. I risultati mostrano significanti emissioni di ioni metallici sia nello smalto che nella dentina dall’amalgama, cromo-cobalto, e otturazioni in oro recenti, nei o sui denti. Le maggiori concentrazioni sono state individuate nelle regioni vicine alle otturazioni specialmente dentro i canali dentali aperti durante la preparazione della cavità. È stato trovato che l’uso di rivestimenti di cavità previene la migrazione di prodotti corrosivi dalle otturazioni nei denti.


 

Stadtler P, "Amalgama dentale: 2- Esposizione al mercurio", Int J Clin Pharmacol Ther Toxicol 1991 Apr; 29(4):164-7

ABSTRACT (Graz University- Klinik fur Zahn-, Mund-und Kieferheilkunde)
La concentrazione di mercurio nella cavità orale così come la concentrazione nell’aria espirata e nella saliva di pazienti con amalgame è maggiore di quella di pazienti senza amalgame. Persone con otturazioni dentali non mostrano una maggiore concentrazione di mercurio nell’urina rispetto a persone senza amalgame. Tuttavia l’urina di persone esposte a mercurio per cause di lavoro contiene una maggior quantità di mercurio rispetto a quella di persone non esposte al mercurio sul lavoro.




Sterzl1 I, Procházková J, Hrdá P, Bártová J, Matucha P, Stejskal V, "Allergia al mercurio e al nickel: fattori di rischio nell'affaticamento e nella autoimmunità", Neuroendocrinology Letters; 20:221-228, 1999

ABSTRACT (Institute of Endocrinology,Prague, Danderyds Hospital and Karolinska Institute, Stockholm)
Questo studio ha esaminato la presenza di ipersensibilità ai metalli nelle otturazioni dentali e ambientali in pazienti con disordini clinici complicati da stanchezza cronica. Tre gruppi di pazienti sono stati esaminati attraverso la storia medica, l'esame della situazione dentale, e usando un test modificato per la trasformazione per i metalli con variante MELISA®: 22 pazienti con tiroidite autoimmune con e senza attivazione autoimmune poli-ghiandolare, 28 pazienti con fatica cronica senza patologie endocrine e 22 professionisti con fatica senza evidenza di autoimmunità. Come gruppo di controllo è stato incluso nella ricerca un campione di popolazione o 13 soggetti in salute senza alcuna evidenza di sensibilità ai metalli. Abbiamo scoperto che la stanchezza, indipendentemente dalla malattia dalla quale è portata in essere, è primariamente associata all'ipersensibilità al mercurio inorganico e al nickel. La stimolazione dei linfociti da altri metalli era simile nella fatica e nel gruppo di controllo. Per valutare la rilevanza clinica dei risultati trovati in vitro, è stata effettuata la sostituzione dei restauri in amalgama con otturazioni con sostanze prive di metalli in alcuni pazienti. Nei sei mesi successivi, i pazienti hanno riportato un alleviamento significativo dalla fatica e la scomparsa di molti sintomi presenti precedentemente. Parallelamente, anche le risposte dei linfociti ai metalli decrebbero. Suggeriamo che l'infiammazione scatenata dal metallo potrebbe avere conseguenze sull'asse ipotalamico- pituitario- adrenalinico e indirettamente dare avvio a una serie di sintomi psicosomatici che caratterizzano la sindrome da stanchezza cronica, la fibromialgia e altre malattie di eziologia ignota.




Stejskal VDM, Cederbrant K, Lindvall A, Forsbeck M, "Melisa: uno strumento in vitro per lo studio dell'allergia ai metalli", Toxic in Vitro 8(5):991-1000 (1994)

ABSTRACT
Le proprietà che hanno i metalli usati nelle cure mediche e dentali di creare sensibilizzazione sono stati studiati con l'aiuto del test di trasformazione dei linfociti con variante MELISA. MELISA (memory lymphocyte immuno-stimulatory assay) era stato sviluppato originariamente per la ricerca di elementi allergenici a medicinali e altri elementi chimici di basso peso molecolare, ma è stato adattato recentemente per lo studio di sensibilizzazioni dovute ai metalli. I pazienti presi in esami soffrivano tutti di vari disturbi alle mucose della bocca che si ritenevano legati al rilascio di ioni rilasciati dai metalli dei restauri dentali. Gli stessi pazienti erano afflitti anche da stanchezza cronica persistente da diversi anni. Uno dei pazienti era, inoltre, esposto a metalli per motivi professionali perché occupato in ambito odontoiatrico. Alcuni di soggetti sani senza alcun sintomo sono stati scelti come gruppo di controllo. Oltre ai metalli usati in odontoiatria, sono stati studiati anche i linfociti che risentono del mercurio organico presente come conservante in vaccini, gocce per gli occhi e per il naso, fluidi per le lenti a contatto. I risultati hanno indicato che i prodotti al mercurio, così come altri metalli come l'oro o il palladio, inducono una forte risposta nella trasformazione dei linfociti in pazienti con sintomi legati alla bocca o sintomi sistemici, ma non in soggetti esposti agli stessi metalli senza alcun sintomo. I risultati del test MELISA sono stati provati su un paio di gemelli identici con la sindrome da stanchezza cronica (CFS) hanno indicato che i risultati degli effetti specifici dei metalli possono dipendere da fattori genetici. Così, molti metalli che sono oggigiorno usato in medicina e in odontoiatria comportano un rischio di sensibilizzazione per individui geneticamente predisposti. Quindi, l'uso di questi metalli dovrebbe essere limitato in futuro.




Stejskal V, Forsbeck M, Cederbrant KE, Asteman O, "Linfociti specifici del mercurio: una indicazione di allergia umana al mercurio", J. of Clin Immun, Vol. 16, No.1, 1996, pp. 31-40

ABSTRACT
In questo studio, 18 pazienti con lichen planus orale (OLP), vicino a restauri dentali, sono stati testati in vitro con un test ottimizzato di trasformazione dei linfociti con variante MELISA (memory lymphocyte immunostimulation assay) e con un patch test. Venti soggetti con restauri in amalgama ma senza sintomi alla bocca e 12 soggetti senza alcuna amalgama in bocca sono stati presi come gruppo di controllo. I risultati mostravano che i pazienti con OLP hanno una reattività significativamente più alta dei linfociti al mercurio inorganico, prodotto dalla corrosione dell'amalgama, paragonato al gruppo di controllo. La rimozione dei restauri in amalgama comportò la sparizione delle alterazioni della mucosa orale, indicando così una relazione causale. Inoltre, risposte positive al test del fenilmercurio, un agente battericida usato nelle devitalizzazioni e nei preparati farmaceutici, sono stati notati nel gruppo con lichen orale ma non in quello di controllo. Perciò un'esposizione cronica di basso livello al mercurio può indurre ad uno stato di sensibilizzazione sistemica come verificato dal test di reattività dei linfociti specifici al mercurio in vitro.




Stejskal J, Stejskal V, "Il ruolo dei metalli nelle malattie autoimmuni e il legame con la neuroendocrinologia", Neuroendocrinology Letters, 20:345-358, 1999

Abstract (Health University of Linköping, Danderyd's Hospital and Karolinska Institute, Stockholm, Sweden)
La letteratura attuale indica un rischio all'induzione di malattie autoimmunitarie a causa dei metalli (in particolare sclerosi multipla, artrite reumatoide, sclerosi laterale amiotrofica). I fattori principali che sono decisivi per le malattie indotte dai metalli sono l'esposizione e la predisposizione genetica che determina la capacità individuale di disintossicazione e la sensibilità ai metalli. Questa relazione illustra il possibile meccanismo che può giocare un ruolo nelle malattie autoimmunitarie indotte dai metalli con un'enfasi particolare riguardo la sclerosi multipla, l'artrite reumatoide e la sclerosi laterale amiotrofica. Mettiamo in discussione anche il ruolo dei cambiamenti dovuti all'infiammazione a livello dell'asse ipotalamo-ghiandola pituitaria-adrenalina come possibile spiegazione della stanchezza, della depressione e di altri sintomi psicosomatici osservati in queste malattie. L'incremento delle conoscenze riguardo la sensibilità individuale basata sul genotipo e sulla variabilità del fenotipo insieme all'uso dei biomarkers per la diagnosi della suscettibilità individuale sembra essere la chiave per la spiegazione di come funzionano questi meccanismi. Poiché la sensibilizzazione dovuta ai metalli potrebbe essere causata dall'esposizione a basse dosi, l'approccio tossicologico tradizionale che paragona la concentrazione di metalli nelle autopsie del cervello, nelle biopsie degli organi, del corpo e dei fluidi corporei e i gruppi di controllo potrebbe non dare risposte riguardo le patologie connesse ai metalli. Per approfondire questo tema, bisognerebbe preferire studi longitudinali relativi alla sensibilizzazione individuale ai metalli agli studi tradizionali con i casi di controllo.




Stejskal V, Hudecek R, Mayer W, "Linfociti specifici dei metalli: fattori di rischio nella sindrome da stanchezza cronica (CFS) e altre malattie correlate", Neuroendocrinology Letters, 20: 289-298, 1999

ABSTRACT (Danderyd Hospital and Karolinska Institute, Stockholm, Univ Hospital,Uppsala, Mediziniche-Immunologische Labor, Munich)
L'obiettivo di questo studio era determinare la frequenza della sensibilizzazione ai metalli dentali e ambientali in pazienti con fatica cronica (come la sindrome CFS). METODI. Un test ottimizzato della trasformazione dei linfociti con variante MELISA è stato messo provato su 3162 pazienti con sintomi locali e sistemici attribuiti a restauri dentali. L'impatto sulla salute della rimozione del metallo nei denti e la reattività dei linfociti è stato studiato in 105 pazienti con la sindrome da stanchezza cronica. Seguendo il parere dei dentisti, i pazienti si sono sottoposti alla sostituzione dei metalli nei denti con alternative prive di metalli. Lo stato di salute è stato seguito con interviste ai pazienti e con nuovi test del tipo MELISA®. RISULTATI: Un numero significativo di pazienti avevano linfociti specifici dei metalli nel sangue. Il nickel era il più diffuso elemento che creava sensibilizzazione, seguito dal mercurio, dal cadmio, dall'oro e dal palladio. Di 86 pazienti che si sono sottoposti alla sostituzione del materiale dentale, il 78% ha riportato miglioramenti a lungo termine, il 20% ha avuto una situazione di salute immutata e il restante 2% ha avuto un peggioramento dei sintomi. Una significativa riduzione nella reattività dei linfociti ai metalli dentali è stata osservata nei test successivi, mentre la reattività al nichel era solo marginalmente influenzata. CONCLUSIONI: Ipersensibilità ai metalli dentali e al nichel è frequente nei pazienti con sindrome da stanchezza cronica (CFS). Infiammazione indotta da metalli può essere presente nella cavità orale o/e in qualsiasi altro posto dove è stato depositato il metallo. Il metallo e l'infiammazione cronica possono avere effetti sul sistema dell'asse ipotalamo-pituitario-adrenalinico e dare l'avvio a una miriade di sintomi non specifici che caratterizzano la sindrome da stanchezza cronica CFS, la sensibilità chimica multipla (MCS) e altre malattie correlate. La rimozione dei restauri metallici ha abbassato la sensibilizzazione dei linfociti e ha migliorato la salute dei pazienti.




Stock A, "Die Gefahrlichkeit des Quecksilberdampfes und der amalgame", Med Klin 1926 B; 22:1250-2

caso 1: Uomo con 24 otturazioni di amalgama, alcune molto grandi; insonnia, ridotte capacità di concentrazione, grande ansia, ptialismo, diarrea 10 volte al giorno, vie respiratorie superiori congestionate, asma, dolori, perdita di peso; ci fu un miglioramento della salute quando la rimozione dell'amalgama fu completata.
caso 2: Donna con 11 otturazioni di amalgama, le più vecchie e più grandi erano corrose e annerite; depressione, mal di testa, vertigine, naso chiuso, rinite, faringite, dolore nell'area del fegato; a seguito della rimozione delle otturazioni di amalgama lo stato di salute migliorò notevolmente”.




Stock A, "Die chronische quecksilber und amalgamvergiftung", Zahnarztliche Rundschau, 1939; (10):403-7

caso 1: Uomo di 30 anni; 10 otturazioni di amalgama, alcune fragili; stanchezza e perdita delle capacità lavorative. Perdita di 20 chili di peso; si riprese e recuperò peso a seguito della rimozione delle amalgame.
caso 2: Uomo di 37 anni; 13 otturazioni di amalgama di cui due grandi; i sintomi erano affaticamento, disturbi nervosi, infezioni ricorrenti; ci fu un notevole miglioramento a seguito della rimozione delle amalgame”.




* Summers AO, Wireman J, Vimy MJ, Lorscheider FL, Marshall B, Billard L, "Il mercurio rilasciato dalle otturazioni dentali di amalgama provoca un aumento della flora batterica intestinale e orale di primati resistente a mercurio e antibiotici", Antimicrob Agents Chemother, aprile 1993; 37(4):825-34 (AQ17)

ABSTRACT (Department of Microbiology, University of Georgia, Athens, USA)
In una valutazione su 640 pazienti, uomini e donne, un sottogruppo di 356 individui senza recente esposizione ad antibiotici mostrarono che quelli con un'alta prevalenza di resistenza a Hg nella propria flora intestinale avevano anche una resistenza a due o più antibiotici. Questa osservazione ci ha portato a considerare la possibilità che il mercurio rilasciato da otturazioni dentali di amalgama possa essere un elemento selettivo sia per la resistenza al mercurio che ad antibiotici nelle flore intestinali e orali di primati. Resistenze al mercurio e a diversi antibiotici furono esaminate nelle flore intestinali e orali di 6 scimmie adulte prima dell'installazione di otturazioni di amalgama, durante il periodo in cui esse erano in bocca, e dopo la sostituzione delle otturazioni di amalgama con otturazioni in vetroionomero.(in 4 delle scimmie). Le scimmie furono alimentate con cibo esente da antibiotici, e furono monitorate le concentrazioni di mercurio fecale. Ci fu un aumento statisticamente significativo nell'incidenza di batteri mercurio-resistenti nelle 5 settimane dopo l'installazione delle otturazioni di amalgama e nelle 5 settimane subito dopo la sostituzione con otturazioni in vetroresina. Questi picchi nell'incidenza di batteri mercurio-resistenti si correlava con i picchi di eliminazione di mercurio (fino a 1 milliMole nelle feci) immediatamente dopo la rimozione delle otturazioni di amalgama. I 3 campioni di specie batteriche selezionate (streptococci orali, membri della famiglia delle Enterobacteriaceae, e enterococci) erano anche resistenti ad uno o più antibiotici, tra cui ampicillina, tetraciclina, streptomicina, kanamicina e cloramfenicolo. Anche se sono stati già descritti batteri mercurio- e antibiotico- resistenti tra gli stafilococci, enterococci, e membri della famiglia delle Enterobacteriaceae, questa è al prima volta che viene riportata mercurio- resistenza negli streptococci orali. Molti dei ceppi delle enterobatteri furono capaci di trasferire entrambe la mercurio- e antibiotico- resistenza in vitro ad altre forme batteriche, suggerendo che le locazioni genetiche di queste resistenze sono collegate. I nostri risultati indicano che il mercurio rilasciato dalle otturazioni di amalgama può causare un arricchimento in plasmidi con mercurio- resistenza della normale flora batterica dei primati. Molti di questi plasmidi inoltre portano una antibiotico resistenza, cioè l'esposizione al mercurio da amalgama dentale comporta un aumento dell'incidenza di resistenza ad antibiotici dei plasmidi nelle normali flore di individui non esposti ad antibiotici.




* Svare CW, Peterson LC, Reinhardt JW, Boyer DB, Frank CW, Gay DD, Cox RD, "L'effetto delle amalgame dentali sui livelli di mercurio nell'aria espirata", J Dent Res 60: 1668-1671 (1981) (F3)

ABSTRACT
L'aria espirata di un gruppo di 48 persone, 40 con amalgama e 8 senza, fu analizzata per il suo contenuto di mercurio prima e dopo la masticazione. I campioni di aria espirata sono stati raccolti in buste di polietilene, ed una nota quantità di ciascuno è stato iniettato in un rilevatore di mercurio per la misura. I risultati mostrano che gli individui esaminati con amalgama dentale avevano nell'aria espirata livelli pre-masticazione più elevati di quelli di soggetti senza amalgama. Dopo la masticazione, quei livelli aumentavano in media 15.6 volte nei portatori di amalgama e rimanevano immutati nei non portatori. Ne abbiamo concluso che le amalgame dentali possono aumentare il livello di mercurio nell'aria espirata.




Takahashi Y, Hasegawa J, Kameyama Y, "Dissoluzione di mercurio metallico in saliva artificiale ed in 11 altre soluzioni", Dent Mater, luglio 1989; 5(4):256-9

ABSTRACT
La dissoluzione di mercurio metallico immerso in varie soluzioni per 1, 3, 7 e 14 giorni è stata esaminata per mezzo di uno spettrofotometro di assorbimento atomico a freddo. Le soluzioni usate in questo studio erano la saliva artificiale, o soluzioni dei singoli componenti della saliva artificiale (sali inorganici, aminoacidi, vitamine, altri composti organici), oltre che soluzione di NaCl al 0.9%, soluzione di Ringer ed acqua distillata. La saliva artificiale mostrava un livello di dissoluzione di mercurio 7 volte superiore a quello della soluzione salina o di Ringer. Una gran parte della dissoluzione, simile a quella in saliva artificiale, fu trovata nella soluzione di altri composti organici (contenente glutatione) ed in una soluzione contenente solo glutatione. La dissoluzione di mercurio nella soluzione di vitamine era bassa. La dissoluzione nella soluzione di sali inorganici e quella di aminoacidi era comparabile. Il glutatione giocava un ruolo importante nella dissoluzione del mercurio.




Talbot MS, "Chimica e azione fisiologica del mercurio usato nelle otturazioni di amalgama", Ohio Ste Journal of Dental Science 1882; 2:1-12

“Paziente donna con lingua parzialmente paralizzata. Salivazione, ghiandole salivari e mucosa orale molli. Gusto metallico, dispepsia; a seguito della sostituzione delle amalgama con otturazioni di oro, scomparvero la sensazione di paralisi alla lingua ed il gusto metallico. Dopo 2 settimane ci fu un miglioramento delle ghiandole”.




Talbot MS, "L'effetto velenoso delle otturazioni di amalgama", Ohio State Journal of Dental Science 1885; 5: 123-9

“Donna di 46 anni; otturazioni di amalgama nel secondo e terzo molare nella mascella inferiore; perdita di sensibilità di alcuni nervi facciali del lato sinistro. Salivazione. Gusto sgradevole in bocca. 6 mesi dopo la rimozione di amalgama era guarita”.

 

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